mercoledì 1 maggio 2013

CANTO CLANDESTINO
TEATRO AMBRA ALLA GARBATELLA
14 aprile 2013
da “Un canto clandestino saliva dall’abisso” 
di Mimmo Sammartino
Regia e drammaturgia di Patrizia Schiavo
Con Antonio De Stefani, Silvia Grassi, Domenico Maugeri, Francesco Meoni, Alberto Rossatti, Patrizia Schiavo.

Continua la lotta delle forze dell’ordine contro gli sbarchi dei clandestini. Sono stati sottoposti a fermo, centocinquanta extracomunitari, privi di documenti d’identità. I clandestini raccontano di un presunto naufragio avvenuto in mare aperto, durante il quale sarebbero annegati centinaia di loro compagni. Ma nessuna segnalazione è giunta alle capitanerie di porto. Non si nasconde, un certo scetticismo sulla fondatezza della notizia. Le autorità competenti stanno comunque effettuando gli accertamenti di rito. Ed ora linea allo sport...





 
Sembra uno dei tanti articoli che negli ultimi mesi stanno affollando i quotidiani soprattutto italiani e invece è solo la voce radio che introduce il nostro Canto Clandestino: un concerto poetico sonoro per percussioni, violino, violoncello e voci.
Le voci sono quelle dei racconti autentici dei pochi sopravvissuti.
Sono quelle dei pescatori che hanno visto, che hanno pescato cadaveri
Sono quelle delle madri che ancora aspettano i figli.
Le voci sono quelle degli annegati; negati in vita e negati pure di fronte alla morte.
Vivi e morti narrano qui la storia dei popoli dell’esodo.
Si tratta di una trasfigurazione lirica del più grande naufragio nel Mediterraneo dopo la guerra che costò la vita nel Natale del 1996 a 283 migranti, restati in fondo al mare senza sepoltura, senza colpevoli per la loro morte e senza nemmeno diritto di cronaca se non fosse stato per l’opera di pochi, coraggiosi e tenaci giornalisti. I sopravvissuti non furono creduti e rimasero inascoltati. Poi furono espulsi.


«Dedico questo scritto a tutti i migranti, ai viaggiatori, ai popoli dell’esodo. Alla dignità del loro coraggio necessario e della loro ricerca. Ai loro cammini che nessun  naufragio, nessuna indifferenza, nessuna ostilità e ottusità potrà mai fermare. All’umanità che sfida il mistero dell’orizzonte ignoto e il tempo dell’attesa. Ai loro racconti sospesi. Alle loro malinconie. Ai loro canti».
                                                                                                    Mimmo Sammartino  

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